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Parliamo di... ANSIA
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L’ansia è un’emozione che proviamo comunemente e quotidianamente, per brevi periodi di tempo, di fronte ad alcune situazioni che dobbiamo affrontare. E’ la risposta ad una situazione di pericolo, in cui il nostro corpo si prepara a sopportare un breve sforzo per consentire un attacco o una fuga, quali meccanismi di difesa primordiale. Questa reazione si attiva anche quando siamo di fronte a una prestazione fisica, atletica ad esempio, o di fronte ad un esame universitario o una prestazione di lavoro, ossia in situazioni ad alto stress emotivo che la nostra mente e il nostro corpo si preparano a fronteggiare. Solo se questa attivazione è breve ci permette di raggiungere ottimi risultati, se al contrario permane troppo a lungo, la probabilità di fallimento della prestazione aumenta vertiginosamente e il sentimento ansioso diventa insopportabile. L’ansia può quindi raggiungere livelli di forte intensità, caratterizzati da uno stato di  eccessiva eccitazione e allerta del corpo che risulta immotivata e duratura rispetto alle circostanze. In questi casi si avverte una sensazione  sgradevole di attesa, come una proiezione catastrofica sul futuro, una percezione di minaccia, che comporta uno stato di insicurezza ed un’irrequietezza fisica e psichica. Questi vissuti possono giungere al limite della sopportazione e mostrano il lato invalidante dell’ansia.

 

Che cos’è l’'Attacco di Panico e il Disturbo di Panico?

Quando l’ansia raggiunge un’intensità estrema, si parla di attacco di panico. Questo è un periodo di intensa paura (che dura in media 10-15 minuti), spesso caratterizzato da forti sensazioni fisiche, quali, ad esempio, l’accelerazione del battito cardiaco, difficoltà nella respirazione, tremori diffusi, sudorazione, e si accompagna ad un senso angoscioso di impotenza, perdita di controllo, minaccia alla propria integrità psicofisica. Il Disturbo di Panico si configura come il ripetersi di una serie di attacchi di panico, in un tempo ravvicinato. A volte gli attacchi di panico sono scatenati da situazioni ben definite (ad es. autostrade, ascensori, mezzi pubblici, luoghi affollati); a volte invece le crisi di panico non sono indotte da motivi scatenanti. In oltre 50% dei pazienti sono presenti attacchi di panico durante il sonno. Alla progressiva riduzione dei sintomi fisici, che decrescono con il passare del tempo dopo il picco di intensità, segue una fase post-critica, caratterizzata da stanchezza e confusione.

 

Esiste una familiarità per il Disturbo di Panico?

Sì, ma occorre aver chiaro cosa vuol dire. Ad oggi non esistono evidenze scientifiche che provino la relazione della presenza del Disturbo di Panico con alterazioni genetiche. Questo è confermato dagli studi sui gemelli omozigoti (cioè perfettamente identici per caratteristiche genetiche) in cui non è mai stato riscontrato un disturbo presente nel 100% dei soggetti, ossia su entrambi i gemelli. Sarebbe quindi più corretto riscontrare una causa ambientale, piuttosto che genetica: ossia l’influenza dei fattori legati alla storia familiare (ad esempio i modelli educativi troppo rigidi o troppo permissivi) alla storia individuale (ad esempio aver vissuto in età precoce eventi di vita stressante, quali lutti, traumi, abbandoni, separazioni) e le caratteristiche temperamentali (in naturale modo di reagire agli eventi, più o meno attivo) possono influire sulla “predisposizione psicologica all’ansia” e caratterizzare una vulnerabilità individuale che si orienta verso una lettura e una risposta ansiosa agli stimoli ambientali. L’insorgenza di una risposta d’ansia patologica può nascere quando la persona si trova di fronte ad eventi di vita stressanti, a forte impatto emotivo, sia in senso positivo (matrimoni, lauree, nascite), sia negativo (lutti, traumi, separazioni) e non riesce a reagire in maniera funzionale, mettendo in gioco le risorse e i fattori protettivi che ha a disposizione, tanto che ne viene compromessa l’immagine di sé.

 

Come interviene la psicoterapia per la cura del Disturbo di Panico?

Il primo obiettivo che può essere definito con la persona che soffre di Disturbo di Panico è imparare ad affrontare i sintomi somatici (ad esempio: la difficoltà respiratoria, le palpitazioni, le tensioni muscolari). Si definiscono delle strategie, quali tecniche di controllo della respirazione e delle tensioni muscolari.  Quando la sintomatologia fisica diventa meno invalidante si passa a elaborare i pensieri e i vissuti che perpetuano lo stato ansioso; è importante evidenziare i pensieri disfunzionali e metterli in discussione, fino a modificarli in modo costruttivo e adattativo. In altre parole, attraverso il percorso terapeutico, la persona impara ad autoregolare non solo il suo corpo ma anche la sua vita mentale per riacquistare e mantenere la condizione di benessere psicofisico, acquisendo la capacità di affrontare le diverse esperienze di vita con flessibilità e adattamento che le circostanze richiederanno. Le nuove abilità raggiunte rimangono un patrimonio stabile che l’individuo potrà usare nella vita, grazie al percorso di consapevolezza fatto, sui propri meccanismi di funzionamento.

Questo percorso è possibile sperimentarlo individualmente, ma la sua efficacia è comprovata anche quando lo si applica in gruppo. Il percorso di gruppo, oltre al confronto con lo specialista, garantisce lo scambio con altre esperienze di vita e di sofferenza simili alla propria.

 



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